Caserecce di Girasole con pesto di piantaggine

La piantaggine è una pianta che sicuramente conosciamo, probabilmente senza saperlo. Cresce infatti spontaneamente un po’ ovunque e su tutti i tipi di terreno. Spesso la ignoriamo, a volte addirittura la consideriamo una erbaccia infestante da estirpare.

Ma di certo non la ignoravano i nostri antenati in tempi passati, quando ancora non erano arrivati dalle Americhe i nuovi cibi, quando le risorse scarseggiavano e la piantaggine veniva utilizzata sia per l’alimentazione umana che come pasto per gli animali. Si usavano infatti le foglie più interne e più morbide per preparare zuppe e minestre e si lasciavano le altre per nutrire gli animali.

Già perché la piantaggine è una pianta commestibile.

Ormai però forse nemmeno i contadini più anziani ricordano più l'uso alimentare che della piantaggine veniva fatto fino alla prima parte del ‘900. Progressivamente infatti l’utilizzo di questa pianta è andato sempre più in disuso, finché non è stata proprio completamente dimenticata.

E’ importante invece imparare a riconoscerla e a utilizzarla in cucina perché è una pianta con importanti proprietà nutritive e medicinali. Contiene infatti moltissimi sali minerali e le vengono attribuite proprietà antibatteriche, diuretiche, depurative ed espettoranti.

Ma come possiamo riconoscerla?

Ci sono due varietà commestibili.

La Plantago lanceolata, una pianta alta 20-30 cm facilmente riconoscibile dalle foglie strette e allungate con cinque nervature evidenti che corrono verticali e parallele sul lato inferiore della foglia e i semi racchiusi in spighe e la Plantago major dalle foglie ellittiche, larghe e più corte.

Ma una volta riconosciuta, come possiamo utilizzarla in cucina? La piantaggine può anche essere consumata cruda in insalata, ma in realtà il suo principale utilizzo è cotta. E’ possibile cucinarla in padella come molte verdure a foglia, aggiungerla nei minestroni o nella zuppe, nelle torte salate, come ripieno per i ravioli, per colorare di verde la pasta fatta in casa o utilizzarla per un ottimo risotto.

Oggi la proponiamo come base per un pesto alternativo da associare a una pasta fatta con farina di girasole. Un accostamento di sapori molto particolari e delicati che è stato molto apprezzato durante una serata dedicata alle piante della tradizione rurale toscana e al loro utilizzo nell’alimentazione.

Storie di Sapori - Caserecce di girasole con pesto di piantaggine

Ingredienti: 

Ingredienti per 4 persone

400 gr di caserecce con farina di girasole

30 g foglie di piantaggine

15 g mandorle

20 g parmigiano grattugiato

5 cucchiaia di olio extravergine di oliva

2 cucchiai di acqua

1/2 spicchio di aglio

Preparazione: 

Pulire le foglie della piantaggine e poi tritarle grossolanamente.

Versare il trito di foglie in un contenitore alto e stretto e unire il parmigiano, le mandorle e, se piace, l'aglio.

Dopo aver mescolato, aggiungere l'olio e l'acqua. Quindi frullare fino ad ottenere un impasto omogeneo e cremoso (bastano pochi secondi).

Nel frattempo cuocere 400 gr di caserecce di girasole in abbondante acqua salata.

A cottura completata, scolare la pasta e far saltare in padella con il pesto di piantaggine.

Spolverare la pasta con parmigiano reggiano e un filo di olio EVO.

Buon appetito.