Olio di semi di lino: il punto di vista del medico

A cura di: 

Dr. Nicola de Bortoli
Medico Chirurgo, Specialista in Gastroenterologia
Membro del Centro Interdipartimentale di Nutraceutica – Nutrafood
Università di Pisa

Composizione Olio di semi di lino

 

…un po’ di storia..

Il Lino è una pianta che da secoli è nota per la possibilità di estrazione di fibre tessili. Questo processo noto da più di 2000 anni era diffuso dalla Gran Bretagna all’Egitto passando per il Medio Oriente. Come tutte le piante, la sua riproduzione è basata sulla produzione di semi, da cui si ricava l’olio di semi di lino che da alcuni anni sta rivestendo un elevatissimo interesse in campo scientifico medico.

A questo proposito è importante sottolineare che negli ultimi 5-8 anni abbiamo osservato l’avvento di una branca di studio interdisciplinare che unisce le conoscenze della chimica con quelle della farmaceutica, della botanica, dell’agronomia per poi trovare un applicazione in campo medico o salutistico in generale; questa branca prende il nome di Nutraceutica.

La Nutraceutica sta guardando negli ultimi anni con grandissimo interesse proprio ai semi di lino e alla sostanza derivata dalla loro sperimitura a freddo, l’olio di semi di lino.

Le sue prime applicazioni sono state in ambito di medicina estetica e cura della cute e dei capelli.

Composizione dell’olio di semi di lino

Nella figura della pagina viene riportata in dettaglio la composizione dell’olio di semi di lino.

In dettaglio possiamo specificare la composizione come segue:

  • grassi poliinsaturi (acido linoleico ed acido alfa-linoleico)
  • grassi monoinsaturi (acido oleico)
  • grassi saturi (acido palmitico, acido stearico)

Vediamo infine le  proprietà dei suoi componenti principali, l'acido eicosapentoico (EPA) e gli acidi grassi omega-3

Proprietà dell’acido eicosapentoico (EPA)

Il National Institutes of Health (Istituto Nazionale di Sanità) degli Stati Uniti ha recentemente proposto un elenco di condizioni mediche per cui è fortemente supportato l’utilizzo dell'EPA (da solo o in associazione con altre fonti di ω-3).

L’effetto più dimostrato dell’EPA è quello di avere una grande capacità di diminuire i livelli di infiammazione sia locali (tissutali) che sistemici (in tutto l’organismo).

Tra tutti gli acidi grassi omega-3, si suppone che l'EPA in particolare possegga un potenziale benefico e possa produrre un effetto protettivo (quindi preventivo) nei confronti di patologie mentali, come la schizofrenia. Diversi studi hanno dimostrato una diminuzione dei sintomi nelle scale di gravità abitualmente usate per queste patologie quando viene assunto un quantitativo aggiuntivo di EPA o di sostanze che ne aumentano la sua produzione come l’acido alfa-linoleico.

Proprietà degli acidi grassi omega-3

Scendendo più nel dettaglio delle proprietà dell’olio di semi di lino e delle sue elevate concentrazioni di acido linoleicoedacido alfa-linoleico (che sono acidi omega-3….ricordiamoci questa parola…) vi sono alcuni studi famosi che hanno dimostrato una riduzione degli eventi cardiovascolari (infarto, ICTUS, ipertensione arteriosa) nei soggetti che avevano un elevato e costante apporto alimentare di acidi omega-3. Questo studio è stato fatto in collaborazioni con centri di tutto il mondo (Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna, Francia, Australia) è stato pubblicato proprio nel 2013 sulla più grande rivista di ricerca scientifica medica nota con il nome di New England Journal of Medicine.

Un successivo studio importante ha visto negli scorsi anni coinvolgere sia l'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), in collaborazione con l'Istituto Mario Negri, ha esaminato in uno studio avviato nell'ottobre 1993, un campione di 11.324 persone colpite da infarto miocardico, suddividendole in quattro sottogruppi. Dopo un follow up di 4 anni, nel dicembre del 1998, i pazienti trattati con omega-3 presentavano riduzione degli infarti, della morte improvvisa, degli ictus e della mortalità totale rispetto a quelli che non avevano ricevuto alcun trattamento.
Questi dati confermano le ipotesi che erano state formulate da due importanti studi americani, il primo effettuato su medici volontari, il secondo effettuato su quasi 85.000 infermiere, durato 16 anni e pubblicato sulla importante rivista medica chiamata Journal of the American Medical Association (JAMA).

Venerdì, 8 Gennaio, 2016